La logica continuazione del gruppo Friends

11 marzo 2007

Si aspetta...



Siamo a Marzo inoltrato e dell’inverno non se ne hanno tracce, mi rode e mi infastidisce avere un bellissimo set di maglioni e non essere riuscito ancora ad utilizzarlo. Ad ogni buon conto io ci credo ancora ed aspetto qualche bella giornata fredda, piovosa, nevischio e neve prima dell’inevitabile torrido tormento estivo.

A valle della manifestazione sui DICO (un giorno spero anche di conoscere il nome del genio pubblicitario che ha pensato questo nome), continuo a sperare che il mio paese si doti di una rappresentanza politica capace di aiutare il Paese a progredire, nel frattempo aspetto e mi godo le paradossali prese in giro dei vari mastellik, rutellik, bossik.


Sono quasi 6 anni, diconsi sei che con la mia nota regolarità gioco due schedine da 1 euro al superenalotto ogni settimana e non ho ancora vinto neanche una sciocchezza. Capisco la statistica, mi ricordo delle leggi dei grandi numeri e sono conscio delle probabilità, ciò nonostante ci credo e continuo ad attendere che il momento buono, quello della dea fortuna, arrivi e mi ripaghi per lo meno della costanza.


La mia cara mogliettina ha avuto un’estensione del suo contratto fino a Settembre 2008, da ciò ne consegue che dobbiamo posticipare all’anno prossimo, le decisioni su dove vivremo e cosa faremo da grandi.


Il mitico progetto a cui lavoro, si e’ beccato, tra il lusco e il brusco, per motivi legati al cemento, un altro anno di ritardo. Ho sempre più l’impressione che gli sforzi fatti siano assolutamente ininfluenti sul risultato finale, quindi mi sto decidendo ad attuare una tattica attendistica, che mi permetta un quieto vivere attendendo gli eventi.

Per questi motivi, ma non solo per questi e forse neanche principalmente per questi, mi sono convinto che la mia vita, e quella della mia compagna, sia in una fase prolungata di attesa, a volte dolce, comunque di attesa.

15 gennaio 2007

Una rete di Blog per i Friends!


Cari Amici del Gruppo Friends,

Nasce oggi la Friends-Web, la nuova rete di Blog del Gruppo Friends, autoreferente e intercorrelante, che fara'cantar, che fara' girar, che fara' ballar... lo sciocco e il blue.

La rete e' ora composta da due Blog: 1) Questo, Abbasso e Ale; 2) Il Pastorblog (http://web.mac.com/eupastor/iWeb/Goodshepherds/Pastorblog/Pastorblog.html)

Abbasso e Ale'e Pastorblog non sono in competizione, ma sono due facce della stessa medaglia: la nostra.

A conferma di cio', basta notare l'ampio spazio dedicato dal Pastorblog al Blog amico, il Link introdotto nel Menu'Principale, e tanto altro ancor.

Nell'augurio che la Rete dei Blog dei Friends (Friends-Web) cresca a dismisura, autoreferente e sempre piu' espandente, per fare opinione nonche' tendenza, salutovvi.

16 ottobre 2006

Alitalia - Alisbaglia

Ma come si fa con un paese come il nostro, con tutte le sue attivita’ industriali, con tutte le attrazioni turistiche, con il clima cosi’ mite, con 57 milioni di potenziali utenti residenti e con 30 milioni di turisti annuali a non riuscire a tenere in piedi una benche’ modesta compagnia di bandiera ?

Come minchia e’ possibile tutto cio’ ? Non puo’ risulatere che l’unica e quindi migliore opzione e’ di regalare tutto agli spocchiosi francesi di Air Frocion, per favore ditemi che non e’ vero !!!

Capisco che ci possano essere sprechi, a partire dallo stipendio del Cimolotto (2.2 milioni a sentire qualcuno), o ipotetiche forniture gonfiate all’inverosimile, o come centinaia di imboscati in attivita’ inutili, ma neanche questo puo’ bastare a giustificare il fallimento di una societa’ basata su un monopolio quasi naturale.

Vi rendete conto che in un altro Paese europeo con appena 8 milioni di abitanti e pochi turisti disposti a visitarlo si permettono ancora una compagnia di bandiera che vola diretta in 48 citta’ in tutto il mondo e non perde 2 milioni di euro al giorno ?

Se io potessi decidere qualcosa per Alisbaglia, abbandonerei domani mattina l’alleanza con Air frocion pagando la penale stabilita, tanto abbiamo vinto il mondiale, poi impalerei Cimolotto e qualche altro centinaio di manager del gruppo risparmiando sugli stipendi ma sopratutto sui costi delle decisioni sbagliate, poi obbligherei di nascosto tutto il settore pubblico a volare in esclusiva con alisbaglia come fanno tutti gli altri Paesi, poi troverei un modo per dirottare malpensa sul trasporto merci, poi mi concentrerei a contrastare le low cost, e via discorrendo…

Ma sono io che sono completamente scemo oppure un gruppo dirigente di media-bassa capacita’ ad oggi qualcuna di queste cose le avrebbe realizzate ?

Ribadisco : come e’ possibile tutto cio’ ?

Spero che almeno ci siano molte centinaia di famiglie, di dipendenti, di fornitori, di indottisti, che fino ad oggi abbiano goduto di privilegi inenarrabili per arrivare a questo punto.

E che il Signore ce la mandi buona quando il nostro Prode si occupera’ di questo problema a Gennaio 2007.

13 ottobre 2006

Demografia e pericolose balle

E’ un bel po’ di tempo che rimugino su come riuscire ad esprimere un concetto relativamente semplice, senza essere accusato di tutto il male del mondo, quindi, alla fine, ve lo espongo partendo dalla conclusione: in Italia oggi vivono troppe persone rispetto al potenziale.

Se si guardasse con maggiore frequenza ai dati invece che allinearsi a considerazioni esternate da questo o da quello o da illo sui media, anche ai piu’ risulterebbe evidente che quasi da quando si e’incominciato a contare, la nostra popolazione si attesta su valori massimi non superiori ai quaranta milioni di individui, oggi siamo a cinquantasette !!

Non riesco proprio a capire cosa ci sarebbe di male a dichiarare che si starebbe molto meglio se ci fossero meno persone in giro, nelle citta’, come nelle periferie e pure nelle campagne ?

Gli argomenti piu’ frequenti sono nell’ordine che senza i figli degli immigrati non ci sarebbero abbastanza lavoratori per pagare le pensioni (se avete fatto male i conti, abbassatele), che non ci sarebbero piu’ infermieri (alzate gli stipendi offerti per adeguare l’offerta), che non si possono fermare i migranti (basta rimandarli indietro con le buone e a spese nostre)…

Io credo che siano tutte pericolose balle e al massimo rappresenteranno un palliativo di breve durata.

In una situazione come la nostra, io non accetto che si possa continuare a promuovere con tutta l’indifferenza del caso, la necessita’ di manodopera di basso livello da impiegare nell’industria pesante e nell’agricoltura.

Vorrei che qualcuno mi dicesse quanto mi costa in termini reali regolarizzare un immigrato dell’est piuttosto che del nord africa, e tutta la sua famiglia per produrre una macchina in piu’ che peraltro fatichiamo a vendere.

Per finire, vi rammento quanto era bello quando si andava in Egitto e si trovavano gli egiziani con le tuniche e tutto le cianfrusaglie dei mercatini, quando si andava in Svizzera e si incontravano gli svizzeri con la barretta di cioccolata in una mano e l’orologio a cucu’ nell’altra, oggi invece dove vai vai c’e’ sempre lo stesso fritto misto indecifrabile.

03 ottobre 2006

Romanzo Criminale


Ieri sera ho visto in TV il film Romanzo Criminale, basato sulla storia della Banda della Magliana. Bello, anche se il libro (consigliato da Romana) mi era piaciuto pure di piu'.

Pare che questa banda, che ha cominciato a operare nel 1977 a pochi metri da casa nostra, oltre ad aver monopolizzato la malavita romana per piu' di un decennio, sia stata coinvolta nelle piu' losche vicende italiane: strage di bologna, omicidio pecorelli, rapimento Moro.

Se volete piu' notizie sulla Banda, eccovi un bel link:

http://it.wikipedia.org/wiki/Banda_della_Magliana

Fame nervosa? E' come una tossicodipendenza.


Amici!

Ho trovato questo articolo su Repubblica che a me e' interessato molto, anche se non l'ho letto;-) Infatti noti studiosi sostengono quello che io ho sempre pensato per anni: per dimagrire e' necessario lo psichiatra.

Buona lettura.

ROMA - Che la fame compulsiva abbia una radice emotiva e che chi si ingozza fino a stare male di alimenti, mettendo a rischio la propria salute, sia assimilabile a un tossicodipendente era cosa nota. Ora un gruppo di ricercatori dei Brookhaven National Laboratory di New York ha dimostrato che i circuiti nervosi dove nasce il desiderio di mangiare oltre misura sono gli stessi che innescano anche la spinta a drogarsi e che lo stimolo a mangiare non interessa molte più aree del cervello di quanto si pensasse.

Il team coordinato da Gene-Jack Wang ha individuato tali circuiti nella corteccia orbito-frontale e nello striato. Il gruppo americano, inoltre, ha osservato che l'ippocampo, un centro fortemente legato ai ricordi emotivi, che nei tossicodipendenti stimola il desiderio rievocando ricordi legati a precedenti esperienze con la droga, è interessato quasi nello stesso modo nella comparsa del desiderio di cibo. Fin qui, invece, si pensava che fosse soprattutto l'ipotalamo ad essere stimolato.

Sia l'impulso a mangiare, sia quello a interrompere l'alimentazione sono trasmessi allo stomaco dal cervello, in cui vengono attivati neuroni specifici. In alcuni individui, tuttavia, il circuito salta in conseguenza di particolari stati emotivi, come si osserva nei casi di anoressia e bulimia. I ricercatori americani hanno dimostrato che qaundo tale circuito salta, l'area del cervello interessata dal "corto-circuito" è la stessa, già nota, nella quale si innesca lo stimolo all'assunzione delle droghe in pazienti tossicodipendenti.

Per verificarlo a un gruppo di individui obesi è stato impiantato una specie di pace-maker nel culo (scherzettino... nello stomaco. ndr), uno stimolatore gastrico che serve per avviare il senso di sazietà e quindi indurre una riduzione del consumo di cibo. Gli esperti hanno studiato le risposte neurali allo stimolatore e hanno visto che, quando la macchinetta inviava i sui segnali, nel cervello dei pazienti obesi non si accendevano solo i centri dell'appetito, ma anche alcune regioni strettamente connesse all'emotività. I punti del cervello interessati sono la corteccia orbito-frontale e lo striato, proprio le aree nei tossicodipendenti legate al desiderio di assumere lo stupefacente. Poi è stimolato l'ippocampo, il circuito che custodisce ricordi emotivi, magari legati a precedenti abbuffate.

"Quel che accade nel cervello di chi mangia in modo compulsivo è molto simile a quel che si osserva in un consumatore di cocaina - osserva Gene-Jack Wang - e la nostra ricerca ha mostrato inoltre che le aree del cervello che intervengono nel circuito stimolo-risposta connesso all'alimentazione sono molte di più di quante si pensasse. Speriamo che la nostra ricerca apra la strada a un approccio più globale e più articolato al problema dell'obesità".

In realta', basta giocare a Squash.;-))

21 settembre 2006

Ancora su Beppe Grillo




Roberto Cotroneo per l’Unità


Ogni volta che una persona nota, o celebre, muore, in questo paese non ci si limita a fare un bilancio di chi sia stato e di cosa abbia fatto. Ma spesso comincia una partita doppia: su quello che ha avuto e su quello che non gli è stato concesso. Ogni volta è tutto un recriminare qualcosa. Sto parlando di quanto è stato dopo la morte di Oriana Fallaci: una grande giornalista, e una scrittrice di libri che rimarranno negli anni. Una donna di grande coraggio che ha lottato con una grave e terribile malattia per anni.
(Oriana Fallaci)

Era davvero difficile condividere una sola virgola di quello che Oriana Fallaci ha scritto dopo l’11 settembre 2001, ma il giudizio su di lei non si può ridurre agli ultimi cinque anni della sua vita. Solo che passino le visceralità della Fallaci, ma non certo i conformismi dei certi suoi seguaci. E mi riferisco in particolar modo a una persona che dell’anticonformismo, della lucidità di pensiero, ha fatto una battaglia personale e quasi ossessiva: Beppe Grillo.

Poche ore dopo la morte della Fallaci, Beppe Grillo, nel suo blog, commemorava in questo modo la scrittrice e giornalista fiorentina: «Morta Oriana Fallaci quanti giornalisti liberi di nazionalità italiana rimangono in giro? La Fallaci ha scritto cose che non condividevo e altre su cui ero d’accordo. Ma si è presa sempre dei rischi. Diceva la sua verità, ci metteva la sua faccia. Lascia, più che un vuoto, un baratro nel giornalismo italiano. Fare il giornalista non è facile, ci vuole il protettore. Giornalisti senza padroni non ce ne sono più, e quelli che resistono sono sempre più anziani. E anche ripetitivi, ma non ditelo a Eugenio Scalfari. Bisogna andare nella biblioteca comunale e leggersi vecchi pezzi di Montanelli per tirarsi un po’ su».

Beppe Grillo finisce mani e piedi dentro inesorabili luoghi comuni, e soprattutto mostra di avere, anche lui, uno scarso rispetto di questo mestiere, e del lavoro di molti che fanno questo mestiere, con coraggio, in condizioni molto difficili, e magari pagati quel che basta, e che spesso non basta. Grillo scrive banalità, e forse non sa che il giornalismo di grandi inchieste, di reportage rischiosi, in questo paese non è stato rappresentato soltanto dalla Fallaci. Che certo tutti ricordiamo sotto la tenda di Gheddafi, o ferita a Città del Messico, o con l’elmetto a Saigon. Oriana Fallaci apparteneva a una generazione di giornalisti che hanno trovato lo spazio e hanno potuto fare tutto questo. Erano in molti, e spesso erano molto bravi. E se Grillo anziché rileggersi il pur ottimo Montanelli andasse nell’archivio prima del “Corriere di Informazione” e poi del “Corriere della Sera” e cercasse sotto la voce “Corradi”, Egisto Corradi, scoprirebbe che gli inviati di guerra che rischiavano la vita per informare sulle cose che accadevano nel mondo non rispondevano soltanto al nome di Oriana Fallaci.

Se Grillo avesse la pazienza di andarsi a leggere vecchi e nuovi articoli di un signore che si chiama Bernardo Valli, forse capirebbe che non fu soltanto Oriana Fallaci a muoversi per il mondo e a raccontarlo come sappiamo. Se Grillo avesse la costanza, tra un post e l’altro del suo blog, di entrare in una libreria e cercare le opere di Guido Piovene e Goffredo Parise, scoprirebbe che si tratta di straordinari giornalisti con una penna quasi inarrivabile. Se, per andare in anni più recenti, sfogliasse le annate dell’“Espresso” tra il 1989 e il 1994 vedrebbe che Federico Bugno, scomparso tre anni fa, ha raccontato piazza Tien an Men o la guerra in Bosnia come pochi altri. E a piazza Tien an Men ha rischiato di essere ucciso dalle botte delle guardie cinesi.
(Eugenio Scalfari)

Ma i luoghi comuni di questo genere hanno sempre un doppio fine. Esaltare Oriana Fallaci, mettendola su un Olimpo che fino al 2001 ha in gran parte meritato. E buttare alle ortiche il resto del giornalismo italiano. Pazienza che personaggi come Elisabetta Gardini, (sic), dicano che i giornalisti non hanno la schiena dritta. Ma che lo facciano i campioni dei diritti, delle libertà, i geni dell’invettiva contro qualunque potere, è francamente troppo. Alla fine del suo post, infatti, Grillo, sentenzia: «I fighetti del giornalismo, “intellettualmente onesti”, con la cravatta giusta e la rubrica. Leggi i loro articoli e alla fine ti rimane un senso di vuoto. Non hanno più bisogno di mentire per coprire i fatti. Li annullano con il nulla. E non fanno neppure fatica. I Riotta, i Severgnini, i Mentana. Oriana, ci mancherai».

A parte il fatto che Enrica Mentana di solito non scrive articoli. Non si capisce molto bene cosa c’entrino Riotta o Severgnini e soprattutto cosa significhino la parole “intellettualmente onesto” messe tra virgolette in forma ironica. In realtà è sempre la solita vecchia storia. Ma quale “giornalismo fighetto”. Oggi i giornali sono profondamente cambiati. Non c’è più spazio e non c’è più possibilità di fare gli inviati alla Fallaci in giornali dove il mondo lo racconti cliccando su internet o accendendo la Cnn. Dove la misura media degli articoli si è ridotta a un terzo, altro che venti cartelle della Fallaci. Dove i reportage e gli inviati si devono abolire e togliere di mezzo perché costano troppo. E solo quei pochi grandi rimasti riescono ancora a raccontare qualcosa.

Il problema non è avere un’altra Fallaci che chiamava il direttore del “Corriere delle sera” in persona per leggergli gli articoli che scriveva (ed erano 20 cartelle alla volta, e due ore di telefono). Il problema è capire che questo mestiere caro Grillo, non è fatto soltanto da eroi con l’elmetto. Da interviste memorabili dove alla fine non sai bene chi intervista e chi è intervistato, è fatto da gente normale, che nei dieci anni di Berlusconi al potere spesso ha faticato non poco.

Pensa a quelli che hanno una notizia che interessa, e hanno trent'anni, e sono bravi, e hanno studiato tre lingue, e sono cresciuti con il mito del giornalismo capace di far di mettere un presidente degli Stati Uniti. E stanno in un giornale con un contratto a termine, con uno stage spesso neppure pagato, nel senso che si devono mantenere da soli. Con la promessa di una assunzione tra cinque anni, o chissà quando. Pensa a quelli che si vedono assegnare 30 righe, o forse 20, che non hanno possibilità di fare questo mestiere come si dovrebbe. Pensa a quando i settimanali pubblicavano i grandi reportage, e non si occupavano solo di rimmel, mascara, balocchi, telefonini e profumi.
(Beppe Grillo)

Caro Grillo inneggi al giornalismo “senza sé e senza ma”. Per fortuna il mondo è pieno di sé e di ma, e i filosofi da duemila anni non fanno altro che insegnare i sé e i ma, e si chiama dialettica, e si chiama logica, e si chiama ermeneutica. E quelli senza sé e senza ma, troppo spesso sono dei fascisti o degli stalinisti, perché è gente che non distingue. E questa è solo retorica. Ma quali senza sé e senza ma? Quale giornalismo in ginocchio e fighetto. Vai in una redazione di giornale e chiediti come lavora oggi un redattore, chiediti in che stato sono quelli stanno 18 ore ai siti internet, a quali stipendi, e a quali contratti, e chiediti perché la Fallaci per questa gente non è un modello, ma un marziano. E non solo la Fallaci. Ne avessimo di gente come Riotta nei giornali italiani, anche se porta la cravatta e non ha l’elmetto. Riotta è uno che in un paese normale faceva il direttore a 35 anni. Senza aspettare di averne 52, e ancora dicono che è giovane.

Certo, adesso che lo hanno chiamato a dirigere il Tg1 tu pensi subito che è uno che ha ceduto ai compromessi della politica e del potere. Ma anche Enzo Biagi è stato direttore del Tg1, e non era certo un uomo che obbediva alla politica e al potere. Infatti su quella poltrona è durato poco. Da Riotta ci aspettiamo come minimo l’abolizione (per l’eternità) del famigerato “panino”, con tutte le dichiarazioni dei politici messe in fila. E speriamo che lo faccia presto. Ma anziché fare battute sulle cravatte dei giornalisti fighetti (quelli con la sahariana vanno meglio?), chiediti quanti anni ha Franklin Foer il direttore del “New Republic”, ovvero “la rivista di bordo dell’Air Force One”. Te lo dico io: ne ha 41. Chiediti perché da noi è apprezzato solo un certo giornalismo spettacolare, e nei giornali fanno carriera solo quelli che scrivono di gossip.
(Enzo Biagi)

Di giornalisti coraggiosi, bravi e senza elmetto ne abbiamo molti di più di quanto si creda, basta dargli la possibilità di farlo. Anche se a volte non hanno un nome e cognome di quelli che si ricordano per i secoli dei secoli. Sei libero di rimpiangere Oriana Fallaci e i suoi articoli sul “Corriere della Sera”. Ma è giusto che questa volta ti prendi l’appellativo di qualunquista, e anche un po’ di destra. Perché ci sta tutto.